Se l’intelligenza artificiale entra in ospedale, chi risponde degli errori? La prima giurista italiana con un dottorato in robotica

Monica Gigola ha conseguito con lode il titolo di Dottore di ricerca in “Robotics and Intelligent Machines”, studiando responsabilità civile e intelligenza artificiale applicata alla sanità

Quando l’intelligenza artificiale entra negli ospedali, non si pone soltanto una questione tecnologica. Gli algoritmi possono contribuire a formulare diagnosi, organizzare servizi, supportare il personale medico e assumere decisioni sempre più complesse, ma resta da stabilire chi debba rispondere quando qualcosa non funziona o quando una scelta automatizzata provoca un danno.

Su questo terreno si è concentrata la ricerca di Monica Gigola, laureata magistrale in Giurisprudenza all’Università di Genova e prima giurista in Italia ad avere conseguito il titolo di Dottore di ricerca in Robotics and Intelligent Machines, all’interno del curriculum Legal Issues of Healthcare and Wellness of Persons.
Il risultato è arrivato con il massimo punteggio e la lode, al termine del percorso svolto nel Dottorato di interesse nazionale in Robotics and Intelligent Machines. Il titolo è stato ottenuto anche con la qualifica di International Doctorate, grazie ai periodi di ricerca trascorsi all’estero e alla redazione della tesi interamente in lingua inglese.
La tesi, intitolata Artificial Intelligence Systems, Healthcare Services and Civil Liability, affronta le implicazioni giuridiche dell’impiego dei sistemi di intelligenza artificiale nei servizi sanitari, con particolare attenzione alla responsabilità civile. Il lavoro si inserisce in un settore di ricerca destinato ad assumere un peso sempre maggiore, mentre ospedali e strutture sanitarie introducono strumenti capaci di elaborare grandi quantità di dati e di assistere gli operatori nelle decisioni cliniche e organizzative.
La ricerca di Monica Gigola, disponibile nella scheda personale dell’Università di Genova, è stata svolta sotto la supervisione di Valentina Di Gregorio (nella foto di copertina con Gigola), docente di Diritto privato. Il percorso ha messo in relazione competenze giuridiche, sanitarie e tecnologiche, partendo dalla necessità di individuare regole adeguate per sistemi che possono produrre effetti concreti sulla salute delle persone.
Il Dottorato di interesse nazionale in Robotics and Intelligent Machines, presentato sul sito ufficiale del programma, riunisce infatti competenze scientifiche, tecnologiche, mediche e giuridiche. Il progetto è stato diretto inizialmente da Giorgio Cannata, docente di Automatica, e oggi è guidato da Antonio Sgorbissa, docente di Sistemi di elaborazione delle informazioni. Il percorso comprende diversi indirizzi e punta a studiare non soltanto lo sviluppo dei sistemi robotici e dell’intelligenza artificiale, ma anche il loro impiego responsabile.
È proprio l’incontro tra discipline diverse a rendere particolare il risultato raggiunto da Monica Gigola. La robotica e l’intelligenza artificiale non riguardano più soltanto laboratori, aziende tecnologiche o scenari futuri: sono già presenti in numerosi ambiti della vita quotidiana e stanno entrando anche nei servizi sanitari, dove ogni decisione può avere conseguenze delicate sulle persone.
In questo contesto, il diritto è chiamato a confrontarsi con interrogativi nuovi. Chi deve rispondere di una decisione errata presa con il supporto di un algoritmo? Qual è il ruolo del medico, della struttura sanitaria, del produttore del sistema e di chi ne ha progettato il funzionamento? Come si tutela il paziente quando il processo che ha portato a una decisione non è facilmente comprensibile o ricostruibile?
La tesi non si limita quindi a osservare l’evoluzione della tecnologia, ma affronta il problema delle garanzie necessarie affinché l’innovazione possa essere utilizzata senza indebolire i diritti delle persone. L’intelligenza artificiale può rendere più efficienti alcuni servizi, ma il suo impiego deve essere accompagnato da responsabilità chiare, controlli e regole in grado di proteggere pazienti e operatori.
Il percorso di Monica Gigola conferma la crescente necessità di figure capaci di muoversi tra competenze giuridiche e conoscenze tecnologiche. La gestione dei dati sanitari, l’automazione dei processi, la robotica assistiva e gli strumenti di supporto alla diagnosi richiedono infatti professionisti in grado di comprendere contemporaneamente il funzionamento delle tecnologie e gli effetti che queste producono sul piano dei diritti.
Il risultato rappresenta anche un riconoscimento per l’Università di Genova e per il Dottorato di interesse nazionale in Robotics and Intelligent Machines, che hanno consentito di sviluppare un percorso di ricerca interdisciplinare su un tema destinato a diventare sempre più centrale: come fare entrare l’intelligenza artificiale nella sanità senza lasciare nell’ombra le responsabilità e le tutele che devono accompagnarla.
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